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La Val Fontanabuona:
Luogo di transito sulle antiche
vie del sale e del pane

La Fontanabuona ha una conformazione geografica unica in Liguria: è una delle poche valli a correre parallela alla costa. La vicinanza al mare le conferisce un clima mite e una vegetazione ricca di biodiversità. Nel complesso quest’area è un vero e proprio polmone verde per la vicina Genova. La strada principale che l’attraversa unisce il territorio genovese con quello del levante ligure .

Proprio per questa sua posizione la valle è da sempre un luogo di transito mediante le antiche vie del sale e del pane che, risalendo dal mare, attraversavano i due versanti per raggiungere le vicine valli Trebbia e Aveto e quindi poi la pianura Padana. Queste antiche “strade” nei secoli sono state teatro di scambi, commerci e di alcuni importanti eventi storici.

Come testimonia il suo nome la valle è ricca di molti corsi d’acqua che dai monti scendono fino al fondovalle per confluire nel fiume che l’attraversa: il Lavagna.  Secondo alcuni proprio questo corso d’acqua, che conclude il suo viaggio nello Sturla, sarebbe “la fiumana bella “citata da Dante nel Purgatorio. La famosa Ciclovia dell’Ardesia  permette di attraversare in bicicletta tutta la valle seguendo il percorso del suo fiume principale.

Ad arricchire il paesaggio contribuiscono i rilievi più alti dove la valle mostra il suo carattere montano; i monti Ramaceto, Caucaso e Lavagnola sono tra le vette più alte, ma in linea generale da tutti i crinali e dalle alte vie è possibile ammirare splendidi panorami sull’entroterra e sul mare della Liguria.

Nelle giornate particolarmente terse è possibile riuscire a scorgere in lontananza la Corsica.

Val Fontanabuona:
La memoria di un'antica civiltà contadina

Storicamente le popolazioni del luogo hanno vissuto soprattutto dei prodotti delle coltivazioni di una terra fertile e dal clima temperato, ricca di acque e addomesticata dal lavoro paziente di molte generazioni di contadini.

Il  passato rurale del luogo è ben visibile ancor oggi a chi visita la Fontanabuona. In ogni angolo della valle si può apprezzare l’opera di terrazzamento delle colline e delle montagne. Un paesaggio tipicamente ligure, frutto di un’immane fatica umana che permesso di ricavare terreni coltivabili anche sui crinali più scoscesi della regione. Furono i monaci dell’abbazia di Bobbio fin dall’alto Medioevo a introdurre la tecnica di coltivazione a terrazze e della rotazione delle colture.

La memoria dell’antica civiltà contadina si ritrova in molti angoli del territorio dove non è difficile scoprire antichi edifici rurali per l’essiccazione delle castagne, sentieri lastricati in pietra, vecchi fontanili e   straordinari ponticelli in pietra.

Le coltivazioni della tradizione sono quelle dell’ulivo e della vite nei versanti sud e del castagno a nord. In passato erano moltissimi i terreni dedicati  al raccolto di ortaggi, alberi da frutto e granaglie, oltre alle patate, prodotto di punta della valle.

Oggi l’attività agricola ha dimensioni minori rispetto al passato ma è ancora praticata negli orti famigliari e in un buon numero di  aziende agricole che s’impegnano per valorizzare il territorio e i prodotti tipici della zona.

L’ambiente fontanino è composto in gran parte da aree boschive sulle quali sono sparsi, a diverse altitudini, molti piccoli borghi ciascuno con una propria storia e identità. Ogni paese ha un campanile e una chiesa parrocchiale alla quale sono legate tradizioni religiose secolari che sopravvivono nelle feste della tradizione.

Val Fontanabuona:
L'ardesia, l’economia e la cultura della valle.

L’ardesia è da secoli la materia su cui si fonda l’economia e la cultura della valle.  I liguri l’hanno estratta dal suolo fin dai tempi più antichi per utilizzarla come materiale per l’edilizia e per l’artigianato. Erano in ardesia lavorata già alcune tombe a cassetta risalenti all’età del ferro e ritrovate nel chiavarese, così come le tegole e architravi delle ville antiche e i pavimenti delle chiese.  In Fontanabuona, l’attività estrattiva è diventata l’asse portante della sua economia nell’800.

Da allora la pietra nera, ovvero il “pane che dorme” nelle viscere della terra, secondo la suggestiva definizione di un prete della valle, è diventata protagonista di una fiorente industria locale. Tegole, lavagne, tavoli da biliardo, oggetti di artigianato e opere d’arte sono solo alcuni dei possibili impieghi di questa pietra. Oggi l’attività estrattiva è meno diffusa ma sempre presente in valle e con produzioni che portano avanti qualità e tradizione. Oltre alla lavorazione dell’ardesia sono molti i prodotti artigianali che hanno caratterizzato la storia della valle. Accanto all’attività agricola gli intraprendenti fontanini via via nei secoli sono diventati lanaioli, fornai, hanno fabbricato e commerciato giocattoli e hanno dato vita ad una tradizione di alla tessitura artigianale di broccati che sopravvive immutata ancor oggi nel paese di Lorsica.

Nei secoli sono stati numerosi gli abitanti che hanno preso la via del mare per cercare fortuna nelle Americhe. Secondo alcuni lo stesso Cristoforo Colombo dovrebbe le sue origini alla valle. Esiste una vera propria tradizione emigratoria da questi luoghi verso il nuovo continente. Molti emigrati hanno fatto fortuna nel nuovo mondo, come è accaduto nel caso dell’illustre banchiere Giannini fondatore della Banca d’America e originario di Favale di Malvaro, sede del museo a lui dedicato.

Sparse nella valle, accanto alle più frugali abitazioni contadine, si trovano alcune ville affrescate e talvolta  dotate  di mirador, la cui costruzione  si deve  proprio  alle  rimesse  delle  famiglie  che,  da  S. Francisco, New York o Buenos Aires, hanno scelto di inviare parte delle loro ricchezze nei luoghi natii per costruire queste pretenziose dimore.

Profumi e sapori della cucina

In cucina la Fontanabuona esprime la sua tradizione contadina e il suo carattere tipicamente ligure ma con alcune peculiarità specifiche di questa porzione di  territorio.

Come in tutta la regione grande importanza rivestono gli ortaggi  e in particolare le erbe domestiche e selvatiche come quelle raccolte nei campi per comporre il famoso prebuggiun, consumato con la semplice aggiunta di patate e olio oppure utilizzato per la preparazione dei pansoti, tipica pasta ripiena condita con pesto di noci.

Altra protagonista indiscussa della tavola fontanina, oltre alla patata, introdotta nelle coltivazioni della valle ne XVIII secolo e mai più abbandonata, è la castagna. Si consuma tradizionalmente bollita arrostita e essiccata e poi cotta, ma soprattutto se ne ricava una farina prelibata e dalle eccellenti qualità nutrizionali. Tale farina è poi trasformata in alcuni piatti della tradizione come: le tagliatelle e i batolli ( taglierini) conditi  a piacere con pesto al basilico o alle noci, la pattona o castagnaccio con uvetta e pinoli o per i cultori della tradizione le panelle  cotte negli antichi testi in terra cotta messi ad arroventare sul fuoco vivo.

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